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Scopri i 10 piatti tradizionali piemontesi da assaggiare per esplorare il gusto autentico della regione

Sommario

I piatti tipici piemontesi sembrano essere nati proprio per confortarci nella stagione autunnale. La cucina della mia regione è caratterizzata da piatti tipici ricchi ed elaborati che traggono origini dalle abitudini contadine e che comprendono una gran varietà di ingredienti fra i più quotati nel patrimonio gastronomico italiano. Non a caso il Piemonte è una delle regioni che possiede più prodotti tipici regionali, che sono riconosciuti ed apprezzati in Italia e nel mondo.

Scopri i 10 piatti tradizionali piemontesi da assaggiare per esplorare il gusto autentico della regione

Tra il vastissimo panorama di piatti tipici ve ne sono alcuni piuttosto semplici, ma la maggior parte di questi è ricco ed articolato: si può tranquillamente spaziare tra antipasti, primi, secondi, contorni e dolci e tra una varietà di piatti unici molto sostanziosi cucinati con materie prime eccezionali provenienti dalle diverse zone della regione.

Abbiamo carni rosse e bianche della Provincia Granda ovvero Cuneo, il formaggi di montagna Castelmagno, Coazze con il suo Cevrin, nocciole IGP delle Langhe, vini da ogni vallata, peperoni e coniglio grigio di Carmagnola, tartufi di Alba, lumache di Cherasco, amaretti di Mombaruzzo, aglio di Caraglio, porri di Cervere, la gallina bionda piemontese e bianca di Saluzzo.

E solo per citarne alcuni! Tra l’altro molti di essi sono presidio slow food.

10 piatti tipici piemontesi

Io adoro di tanto in tanto affaccendarmi in cucina e quando sono molto ispirata sperimento con piacere le nostre ricette tradizionali arricchite grazie ai trucchi di famiglia che mi sono stati tramandati da mia mamma. Provenendo da diverse generazioni di piemontesi sono particolarmente soddisfatta quando posso invitare amici a casa e preparare loro i piatti tipici della mia regione.

Ti porterò ad esplorare l’autentico gusto del Piemonte attraverso un viaggio sensoriale unico e svelandoti il mio tocco genuino per personalizzare ogni ricetta. Le immagini che vedrai sono dei piatti cucinati personalmente da me, quindi veramente genuini!

Questa lista di 10 piatti tipici che rappresentano il gusto autentico del Piemonte, rappresentano la mia regione e sono solo un piccolo assaggio delle nostre specialità. Buon appetito.

Coniglio al civet

Il coniglio al civet è un secondo piatto che racconta un po’ delle domeniche passate in famiglia. Se si ha la fortuna di utilizzare il coniglio grigio di Carmagnola ovviamente il piatto avrà un valore aggiunto. Ad ogni modo questa pietanza è sempre ottima per accompagnare magari la polenta.

Per cucinare la carne si procede mettendola a marinare nel vino rosso dopo averla fatta a tocchetti. Alla marinatura si aggiungono carote, sedano, cipolla e spezie quali ginepro, chiodi di garofano e cannella. La marinatura è lunga almeno 24 ore e si effettua in frigo. Trascorso il tempo, si procede rosolando la carne in olio e procedendo alla cottura con il vino della marinatura stessa aggiungendo sale e pepe a piacere. Al termine si frullano le verdure con la parte liquida rimasta e si utilizzano per mantecare il coniglio.

Io le spezie le metto dentro ad un filtro per evitare di frullarle assieme alla salsa altrimenti rovinerebbero il tutto, soprattutto il ginepro che è amarissimo. Il risultato è ottimo.

Confettura di pesche e amaretti

Questo tipo di confettura prende spunto dai famosi “persi pien” piemontesi ovvero pesche ripiene di amaretti e cacao cotte in forno. Essendo un’accoppiata eccezionale, riproporla in versione confettura è la soluzione per godere del suo straordinario sapore tutto l’anno. Basta prepararla in periodo di pesche, metterla nei barattoli e conservarla in dispensa per quando la voglia di qualcosa di dolce ci assale.

Io per preparare le mie confetture utilizzo sempre le stesse dosi ovvero 1 Kg di frutta e 1/2 kg di zucchero. Per gli amaretti direi di metterne una quantità a piacere e solo a fine cottura, facendo attenzione a lasciare la confettura sufficientemente liquida per riuscire ad amalgamare bene il tutto e mantenere una consistenza morbida. A piacere si può aggiungere del cacao. Io la invaso bollente fino all’orlo, chiudo il tutto, giro il barattolo al contrario e lascio raffreddare. Pronta in qualsiasi momento dell’anno.

Zabaione

E arriviamo allo zabaione. E qui devo dire che se cotto nel polsonetto o ponzonetto, il pentolino apposito in rame, non ha eguali.

Uova, zucchero e marsala: in cottura sul gas sbattendo il tutto e il risultato è stupefacente. La regola vorrebbe che si accompagnasse con le paste di meliga o i nocciolini di Chivasso, mini dolcetti a base di nocciole e meringhe. Per essere più precisi in Piemonte al posto del marsala si utilizza il moscato d’Asti, ma a noi piace un po’ meno.

Caldarroste

Nei boschi piemontesi la raccolta delle castagne è un vero e proprio rito autunnale. In Valle di Susa siamo fortunati perché di questo prezioso frutto ne abbiamo in quantità. Sono ben noti i marroni di Villarfocchiardo, paese che ad ottobre ospita la più antica sagra nazionale, la Sagra del marrone.

Fare le caldarroste per noi è più un rituale. Quando ero bambina ricordo che lo domenica era il giorno prestabilito per mangiarle ed ogni volta era come una festa. E ancora oggi la sensazione è la stessa. Naturalmente si utilizza la classica pentola di ferro a buchi.

A fine pasto o magari a merenda è sempre un piacere mangiare le caldarroste. Quel profumo inconfondibile di bruciacchiato ci riporta dritti dritti verso l’autunno, e se si riesce a fare una bella degustazione in gruppo in un bel giardino, tutto assume un significato diverso.

Curiosità: in Valsusa è tipico mangiare le caldarroste con l’insalata.

Bagna Caoda

E arriviamo al piatto tipico piemontese per eccellenza: la bagna caoda.

Acciughe, aglio di Caraglio, olio. Niente altro: 3 ingredienti bastano per creare la famigerata salsa che si accompagna a verza, peperoni arrostiti, patate di montagna, topinambur, cipolla al forno, carne all’albese, tometta freschissima, cardo gobbo di Nizza Monferrato, barbabietola.

Il segreto per evitare il fastidioso effetto collaterale dell’aglio difficile da digerire è quello di tagliare lo spicchio a metà e togliere il germoglio interno. Per servirla, tipico è il fojòt, il tegame in terracotta che presenta nella parte inferiore il fornelletto nel quale si inserisce una candelina accesa per tenere la bagna sempre bella calda.

Io adoro mangiarla senza niente oppure spalmandola sopra ad una fetta di pane casereccio: l’accoppiata morbidezza della bagna e croccantezza del pane è una vera delizia. In caso avanzasse, basta conservarla e utilizzarla per condire delle belle tagliatelle.

Polenta

Anche la polenta è un super confort food. In Piemonte abbiamo moltissime varietà di farine di granoturco. Cito la farina del Pignolet, il Marano, la Quarantina e l’Ottofile. Oltre ad accompagnare le migliori carni, si cucina concia con i formaggi, fritta a fette o messa in forno magari alternandola a formaggi e salumi, oppure mangiata con il latte.

Secondo me è perfetta per accompagnare lo spezzatino misto. Altra abitudine che abbiamo in Piemonte è servirla con il merluzzo in tegame.

Non c’è molto da dire sulla polenta se non che è buona sempre: più morbida o più solida in base ai gusti personali, è adatta ad ogni palato e soddisfa ogni appetito. E secondo il mio parere, basta un fiocco di burro con un po’ di parmigiano grattugiato per esaltarne il gusto.

Gnocchi al Castelmagno

Gli gnocchi di patate sono un primo piatto molto nutriente ed equilibrato che si trasformano in una vera e propria eccellenza se conditi con una fonduta al Castelmagno, luogo incantevole che potrai approfondire leggendo questo mio articolo scritto qualche tempo fa.

Il Castelmagno è un formaggio DOP tipico della Valle occitana Grana. Viene prodotto nei comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana. Nella sua versione d’alpeggio è presidio slow food. Buono sempre, utilizzato per preparare la salsa per condire gli gnocchi, è in grado di fare la differenza! Si lascia fondere dolcemente con burro, panna, sale e pepe, si aggiungono gli gnocchi di patate e si aromatizza il tutto con noce moscata. Una squisitezza!

Per valorizzare la ricetta io consiglio di utilizzare le patate rosse di montagna della Valle di Susa o di Entracque. Sono eccezionali!

Bagnet vert

Il bagnet verd è la salsa tipica piemontese che accompagna i bolliti misti, i filetti di acciuga, la lingua a fette e le uova sode. La tradizione vuole che non si utilizzi il mixer per prepararlo ma il mortaio. Questo perché gli ingredienti non si scompongano troppo e mantengano l’aroma.

Si utilizza: prezzemolo, aglio, acciughe e capperi tritati a mano con la classica mezzaluna della nonna, mollica di pane raffermo ammollata nell’aceto, olio e sale. Il segreto è lasciarla riposare un bel po’ di ore affinché i sapori degli ingredienti si amalgamino alla perfezione così da sprigionare un aroma e un gusto inconfondibili. E’ difficile assaggiare un bagnet vert uguale ad una altro perché ogni famiglia utilizza le sue dosi di ingredienti.

La differenza del bagnetto fatto a mano con quello fatto con il mixer è abissale. Quest’ultimo crea una salsa molto più chiara e con delle punte di amarognolo che ne vanificano un po’ la naturalezza.

Anche in questo caso, da buona minimalista io la mangio adagiata su una bella fetta di pane croccante. Fidati che è la fine del mondo!

Plin al sugo d’arrosto

Con gli agnolotti del plin raggiungiamo l’apoteosi della pasta ripiena langarola.

I plin sono mini agnolotti di sfoglia di pasta all’uovo ripiena con un battuto fatto con la carne di arrosto e le verdure come la verza, gli spinaci e le carote.

Nella tradizione langarola si usa ancora gustare i plin al tovagliolo, ovvero scolati direttamente su di un tovagliolo di canapa e gustati così, naturalmente, ma il condimento più idoneo è senz’altro lo stesso sugo dell’arrosto. Oppure con il ragù bianco e una bella spolverata di Parmigiano grattugiato.

Io li mangio sempre senza alcun condimento, al naturale. Provare per credere.

Bonet

E il nostro slow tour tra i sapori tradizionali piemontesi si conclude con il re dei budini: il Bonet.

Nonostante i mille e più tentativi di imitazione, quello originale è inconfondibile.

Un mix perfetta mente equilibrato di : latte, zucchero, uova, rum, cacao amaro in polvere e gli amaretti, da aggiungere sbriciolati sia durante la preparazione che come decorazione. La cottura è piuttosto lunga, 60 minuti in forno a 180°C e a bagnomaria.

Si gusta completamente raffreddato, solitamente in una bella mattonella con un amaretto sopra. Una variante un po’ originale è quella con l’aggiunta di un bel caffè ristretto nella preparazione oppure un bicchierino di amaro Fernet.

Il piacere di condividere

Quando racconto la mia regione sono sempre felicissima. Da un lato perché in questo modo posso portare a conoscenza di altri le peculiarità che la contraddistinguono e dall’altra perché per me è come fare un viaggio a ritroso nel tempo nella mia fanciullezza.

I piatti che ho descritto fanno parte della tradizione classica di tutto il Piemonte assieme ad altre più specifiche di ogni zona, e si tramandano da generazioni. E così è successo anche con me. Anche io condivido il piacere di cucinare con il mio Luca, il quale di tanto in tanto si cimenta ai fornelli.

Ma, tralasciando i ricordi personali, questa è la prima vera lista di piatti tipici piemontesi che condivido e sono molto emozionata. E come promesso lascio qualche scatto di piatti.

Cosa ne pensi di questi piatti? Mi piacerebbe conoscere qualche variante così da confrontarmi e scoprire qualche altro segreto. Così come scoprire i segreti di piatti di altre tradizioni. Sarebbe bello organizzare una bella mangiata assieme.

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